Già sulle penne tacite
La notte apriva il volo,
E il manto oscuro ed umido
Disteso avea sul suolo.
La vaga scena e varia
D’ ogni terrestre oggetto
Confusa era in un torbido
Ed uniforme aspetto.
Scotean l’aurette tremolo
Le molli ed umid’ali
A lusingar la placida
Quiete de’ mortali;
E a ristorar le tenere
Erbette, uscìa dal grembo
Delle notturne nuvole
Un rugiadoso nembo.
Sotto l’amiche tenebre
Per l’aer queto e ombroso
Movea dorata Lucciola
Il volo luminoso.
Sull’ ali aperte librasi,
Or s’erge, ed or
s’ abbassa,
E il negro orror di lucida
Traccia segnando, passa.
Il lume incerto e instabile,
Che intorno ella diffonde
Con moto alterno e rapido
Or mostrasi, or s’asconde.
Tal se di selce rigida
Batte l'acciaro il seno,
Breve scintilla accendasi,
E subito vien meno.
Intorno a lei di semplici
Fanciulli un stuol s'aduna,
E stupido ne seguita
Il voi per l'aria bruna.
E insiem concordi giurano,
Che in paragon di quello,
Più vago mai non videsi
Nè meglio ornato augello.
Invan di piuma candida
Il canarino è cinto,
Invan d’ oro e di porpora
Il cardellino è pinto.
Or più nel buio all’aureo
Fagian non si dà loda,
Nè del pavon rammentasi
La varia occhiuta coda.
L’occhio sprezzante all’umile
Turba seguace volse
L’alato insetto, e tumidi
Detti così disciolse :
Io da mortale origine
Non sono già discesa.
La luce che circondami,
Fu su nel Cielo accesa.
Vedete là quei lucidi
Punti che chiaman stelle!
Sol perchè me somigliano,
Risplendon così belle.
Del Ciel queste che formano
Il più grato ornamento,
Altro non son che Lucciole
Del vago firmamento.
E quei che tanto brillano
Sul capo de’Regnanti,
Dalla mia luce appresero
A splendere i diamanti.
Così vaneggia ; e stupidi
I semplicetti seco
Tutta la notte traggesi
Dietro per l’aer cieco.
Ma già s’imbianca e indorasi
Il balzo d’oriente,
Già l’umid’ombre fuggono
Innanzi al sol nascente ;
Le stelle già si celano
In faccia al nuovo albore,
Già Febo il capo fulgido
Erge dall’ onde fuore.
Della superba Lucciola
Allor che fu? disparve
Ogni bellezza equivoca
E sol qual’era apparve:
Piccolo insetto sordido
Allora fu veduto,
Che d’ uopo ha delle tenebre
Per esser conosciuto.
Voi, che d’ un falso merito
» Talor, vili impostori,
» Brillate in faccia a’ semplici
» Ignari ammiratori ;
Voi, che fra gente stupida
» Nel bujo risplendete,
» Che il Sole al fin discoprasi
» Sopra di voi temete. »
Tratto da
FAVOLE DI LORENZO PIGNOTTI
scelte ad uso della gioventù
dal Sac. Prof.
CELESTINO
DURANDO
EDIZIONE QUARTA
TORINO, 1890
TIPOGRAFIA E LIBRERIA SALESIANA
Lorenzo Pignotti muore
nell'Agosto del 1812 pertanto il testo è privo di diritto d’autore.
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