Ad onta dei filosofi,
Che l'umana ragione onoran tanto
Di doti si ammirande,
Il numero de’ pazzi è molto
grande.
V’han de’pazzi insolenti,
V’ han de’ pazzi innocenti :
V’han de’pazzi furiosi,
Ch’ esser denno legati ;
V’ han de’ pazzi graziosi,
Che vanno accarezzati,
Che senza alzar le mani
Con detti e fatti strani,
E coll’ umor giocondo
Diverton tutto il mondo.
Ora fra questo numero
Più piacevoli pazzi io non ho visti
Di quei che son chiamati i
progettisti.
Chi senza uscir di camera,
Dall’ agil fantasia portato a volo,
Scorre per 1’oceano
Dall’ uno all’ altro polo,
Senza timor del vento,
E torna a casa ricco in un momento.
Chi un canal va scavando,
Chi uno stagno asciugando,
Chi stabilisce in queste parti e in quelle
Colonie, arti novelle;
Chi un istmo romper vuole,
E con non altre spese
Che di poche parole
Arricchisce un paese.
Per costoro sia detta
Questa mia favoletta.
Visse di Costantino
Nella ricca cittade
Un turco di cervel non molto fino,
Che per fin dalla culla
Altro non fe'che il placido mestiere
Di mangiare, e di bere, e non far nulla.
Ma, morto il di lui padre, fu finita
Così comoda vita.
E bisognò trovare
Qualche via di campare.
Il buon Alì (ch'era così chiamato)
Col denaro assai scarso ritrovato
Nella cassa paterna,
Deliberò di divenir mercante:
E tutto il suo contante
In vetri egli impiegò ; questi in un'ampia
Paniera tutti pose,
E in vendita li espose;
Davanti a lor s’assise ; e mentre intanto
Compratori attendea,
Questi bei sogni entro di sè volgea.
Io questi vetri il doppio venderò
Di quel che mi costaro,
Onde il denaro mio raddoppierò ;
E nella stessa guisa ,
E comprando e vendendo,
Potrò per breve strada e non fallace
Crescere il capital quanto mi piace.
Ricco allor divenuto
Lascerò di vetraio il mestier vile ;
Un legno mercantile
Io condurrò sin nell’Egitto, e poi
Ritornerò fra noi
Con preziose merci; e già mi sembra
Di mia nave al ritorno
D'esser fatto il più ricco mercatante,
Che si trovi in Levante.
Acquistati i tesori.
S'han da cercar gli onori ;
Onde lasciata allor la mercatura, .
Un Bassà da tre code
Esser creato io voglio :
E se pieno d’ orgoglio
Il Visir Mustafà
Negare a me volesse
Sì bella dignità ;
Ricordati, direi.
Chi fosti, e non chi sei:
Di me più vil nascesti ... e se superbo
Negasse ancor... su quell’indegna
faccia
Scaricherei colla sdegnosa mano
Di mia vendetta un colpo,
E in quell’ informe ventre smisurato
Un calcio tirerei da disperato.
Il disgraziato Alì cotanto viva
S’era pinta la scena, e così vera,
Che urtò col piè furioso,
E rovesciò sul suol la sua paniera;
E con un calcio solo in un momento
Tutte gettò le sue speranze al vento.
Tratto da
FAVOLE DI LORENZO PIGNOTTI
scelte ad uso della gioventù
dal Sac. Prof.
CELESTINO
DURANDO
EDIZIONE QUARTA
TORINO, 1890
TIPOGRAFIA E LIBRERIA SALESIANA
Lorenzo Pignotti muore
nell'Agosto del 1812 pertanto il testo è privo di diritto d’autore.
Nessun commento:
Posta un commento