venerdì 25 dicembre 2020

IL GIUDICE ED I PESCATORI di Lorenzo Pignotti


Ci narrano i Poeti.
Che allor quando mancò l’età dell’oro,
Astrea fuggi dalle mortali soglie,
Ma nel fuggir le caddero le spoglie :
E si dice, che sieno
Quelle vesti formali,
Che adornano i Legali,
Che nelle Ruote, ovver nei Parlamenti
Prendono il nome illustre
D’Auditori, Avvocati, o Presidenti.
Di tal spoglie pertanto un dì vestito
Con fronte maestosa,
Accigliata e rugosa,
Ove pinti pareano i gravi e seri
Affollati pensieri,
Stavasi un uomo, che al portamento, agli atti
Ed all’aria importante,
Che si vedea sulla sua faccia espressa,
E’ rassembrava la Giustizia istessa.
Da lui non molto lungi
Due laceri, meschini Pescatori,
Con rustici clamori
Facean aspra contesa,
Per decider fra loro, a chi spettasse
Un’ostrica che insiem aveano presa:
Dell’infelice pesca di quel giorno
Era l’unico frutto:
Batteano il dente asciutto
Famelici ambedue, l’ostrica aperta
Era sul suol, che col soave odore
Dell’acidetto umore,
Onde gli scabri gusci eran stillanti,
Accresceva la fame a’ litiganti.
Stavan già per decider l’aspra lite
All’uso de' Sovrani,
Col venire alle mani;
Giacché pare una regola
Da’ sommi Metafisici e Politici
Fissata, e posta ornai fuor di questione,
Cioè : che chi ha più forza, ha più ragione.
Dell’infelice pesca di quel giorno
Era l’unico frutto:
Batteano il dente asciutto
Famelici ambedue, l’ostrica aperta
Era sul suol, che col soave odore
Dell’acidetto umore,
Onde gli scabri gusci eran stillanti,
Accresceva la fame a’ litiganti.
Or mentre i nostri duoi
Bravi e affamati eroi
Per più degna cagion ch'Ettore e Achille,
E ben mill'altri e mille
E della vecchia e della nuova istoria
Illustri pazzi indegni di memoria,
Col pugno stretto ed alto
Correvano all'assalto:
Comparve ad essi avante
Del nostro grave Giudice il sembiante.
Subito per rispetto
Il piè trassero indietro i combattenti,
E piegaron la fronte riverenti.
Parve dal Ciel quest’uomo a lor mandato,
E convennero entrambi,
Ch’ei tosto decidesse ogni lor piato.
Egli accettò l'offerta, e volle prima,
Perchè in regola ogni atto camminasse.
Che l’ostrica in sua man si sequestrasse.
A lui ciascuno espone
Tosto la sua ragione.
Io la vidi primiero,
Un di loro dicea;
E l’altro rispondea:
A porvi su le mani il primo io fui,
E d’una cosa il possesso si prende.
Quando la mano sopra vi si stende.
Il Giudice frattanto
Le ragioni ascoltava,
E l’ostrica odorava ;
E quando ebbero detto,
Con grave e serio aspetto
I due gusci divise,
Ed uno in mano a ciaschedun ne mise;
La polpa per sua sportula o mercede
A se stesso doversi ei giudicò,
E in faccia agli affamati litiganti
In bocca legalmente la cacciò;
Ed esclamando che adoprar conviene
Colla gente dabbene
Giustizia e carità,
La masticò con molta gravità.

«Voi che cadeste un giorno fra gli artigli
»Di quelli che d'Astrea si chiaman figli,
»Dite voi per lor gloria,
»S’ell’è favola questa, o vera istoria.»


Tratto da
Poesie di Lorenzo Pignotti
Aretino

Primo Tomo

FIRENZE

PRESSO LEONARDO MARCHINI

MDCCCXXIII

 

Lorenzo Pignotti muore nell'Agosto del 1812 pertanto il testo è privo di diritto d’autore.


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