https://www.youtube.com/watch?v=ItaUWc6QSKQ Versione audio<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Una mamma vegliava il suo bambino,
angosciata dallo spavento che le potesse morire. Egli era lì pallido pallido, i
piccoli occhi già chiusi, il respiro lieve come un soffio: solo ogni tanto
ansava un po' più forte, che pareva sospirasse; e allora la mamma guardava la
sua creatura con la espressione di un dolore ancora più intenso.
Fu picchiato all'uscio, ed entrò un
povero vecchio, tutto ravvolto in una specie di grande coperta da cavalli, di
quelle che tengono ben caldo; e ce n'era bisogno, col freddo che faceva. Fuori,
tutto era coperto di neve e di ghiaccio, e tirava un vento gelato che tagliava
il viso.
Poi che il vecchio tremava di freddo, ed
il bambino per l'appunto in quel momento s'era addormentato, la madre mise a
riscaldare sulla stufa un po' di birra in un pentolino, per darla al
pover'uomo. Questi s'era seduto e cullava il bambino; e la madre sedette
accanto a lui, guardando il suo malatino, che tirava certi respiri profondi, e
prendendogli una manina.
«Non credi anche tu, di', che il mio
bambino mi sarà lasciato?» — domandò essa. «Il Signore non può volermelo
togliere!»
Il vecchio, il quale era proprio la
Morte, scosse il capo, in un certo modo, che poteva significare tanto no quanto
sì. La madre chinò gli occhi, e le lacrime le scendevano giù per le gote. Il
capo le si fece pesante, — eran tre giorni e tre notti che non chiudeva occhio,
— e si addormentò... oh, ma un minuto soltanto!... Si scosse, tremando di
freddo, e balzò in piedi. «Che è stato?» — esclamò: e si guardò attorno, da
tutte le parti. Ma l'uomo non c'era più, e non c'era più il suo bambino: l'uomo
lo aveva portato via.
Il vecchio orologio, nell'angolo,
brontolava e strideva: il grosso peso di piombo n'era sceso giù sin quasi a
terra, e bum! ecco che il peso cadde, ed anche l'orologio si fermò.
La povera mamma uscì di casa correndo e
si diede a chiamare il suo bambino.
Fuori, in mezzo alla neve, stava seduta
una donna, con una lunga veste nera; e la donna disse: «La Morte è stata nella
tua casa: l'ho veduta io fuggire col tuo bambino; il vecchio corre più del
vento e mai non riporta quello che ha tolto!»
«Dimmi soltanto che strada ha preso!» —
supplicò la madre: «Dimmi la strada, e lo saprò trovare.»
«Io la so,» — disse la donna vestita di
nero, — «ma se vuoi che te la dica, devi prima cantarmi tutte le canzoni che
hai cantate per addormentare il tuo bambino. Mi piacciono; le ho già sentite,
perchè sono la Notte io, ed ho veduto le tue lacrime, mentre le cantavi.»
«Te le canterò tutte tutte!» — rispose
la madre: «Ma non mi trattenere; lascia che lo raggiunga, lascia prima che
trovi il mio bambino.»
Ma la Notte rimase muta ed immobile; e
la madre si torse le mani, cantò e pianse: le canzoni erano molte, ma molte più
ancora erano le lacrime; e alla fine la Notte parlò:
«Tieniti a destra, e passa quel nero
bosco di abeti: là ho veduto rivolgersi la Morte col tuo bambino.»
Nel più fitto del bosco, la strada
formava un crocicchio, sì che la madre non sapeva da che parte prendere. Là in
mezzo c'era un cespuglio di pruni, che non portava foglie nè gemme, perchè
s'era nel cuor dell'inverno, e dai rami pendevano i ghiacciuoli.
«Non hai veduto passare la Morte col mio
caro piccolino?»
«Sì,» — disse il cespuglio: «ma non ti
dirò che strada ha preso, se prima tu non mi riscaldi sul tuo cuore; ho tanto
freddo, che mi sento proprio ghiacciare.»
Ed ella si strinse al cuore il cespuglio
di spini, forte forte, perchè si riscaldasse bene; e le spine le entravano
nelle carni, così che il sangue ne spicciava in grosse goccie; ma il cespuglio
mise le foglioline verdi, e le gemme si apersero nella fredda notte d'inverno,
tanto calore ha il cuore d'una mamma addolorata; ed il cespuglio le insegnò la
strada che doveva prendere.
Così, giunse in riva d'un grande lago,
dove non si vedeva barca nè navicella per passare. Il ghiaccio alla superficie
non era ancora grosso abbastanza per reggerla, nè l'acqua abbastanza sgombra e
bassa per potersi arrischiare a traversarla a guado; e pure doveva passarla,
per andare dal suo bambino; e allora ella si accinse a bere il lago... Questo, nessun
uomo al mondo l'avrebbe potuto fare; ma la povera mamma addolorata confidò che
forse accadrebbe un miracolo.
«No, così non facciamo niente!» — disse
il lago «Vediamo piuttosto, se non ci potessimo combinare. Mi piace tanto far
raccolta di perle, e i tuoi occhi sono le più lucenti ch'io abbia mai vedute.
Se vuoi cedermele in pianto e lasciarle cadere dentro di me, ti porterò
all'altra riva, dov'è la grande serra in cui la Morte trapianta i suoi fiori ed
i suoi alberi, ognuno dei quali è una vita umana.»
«Oh, che cosa non ti darei, per andare
dov'è il mio bambino?» — disse la madre piangendo; e pianse ancora più forte,
sin che gli occhi le caddero in fondo al lago e divennero due perle preziose.
Allora, il lago la sollevò come a volo, e con un solo slancio la depose
sull'altra riva, sulla quale sorgeva un immenso edificio meraviglioso, lungo
miglia e miglia.
Non si sarebbe potuto dire se fosse una
montagna con boschi e caverne, o se fosse opera dell'uomo: la povera mamma però
non poteva vederlo, perchè, a forza di piangere, non aveva più occhi.
«Dove potrò ora trovare la Morte, che
m'ha portato via il mio bambino?» — sospirava.
«Qui non è arrivata ancora,» — disse la
Vecchia delle Tombe, alla quale era affidata la custodia della grande serra
della Morte. «Come hai potuto giungere sin qui, e chi ti ha aiutata?»
«Il Signore mi ha aiutata!» rispos'ella:
«Egli è misericordioso, ed anche tu mi userai misericordia. Dove posso trovare
il mio bambino?»
«Brava! io non lo conosco,» — ribattè la
donna, «e tu non ci vedi!... Molti fiori e molte piante sono appassite questa
notte: la Morte verrà tra poco a trapiantarle. Sai bene che ogni uomo, a
seconda del proprio stato, ha il suo albero od il suo fiore di vita; in
apparenza sono come tutti gli altri vegetali, ma dentro ci batte un cuore.
Anche i cuori dei bambini battono. Tendi bene l'orecchio al battito dei cuori e
forse potrai riconoscere il tuo bambino. Ma che cosa mi darai, se ti dico
quello che devi far dopo?»
«Io non ho altro da poter dare!» — disse
la povera mamma: «Ma andrò per te sino in capo al mondo.»
«In capo al mondo, io non ci ho niente
che fare,» — rispose la vecchia: «ma tu puoi darmi piuttosto i tuoi lunghi
capelli neri: devi sapere anche tu che son belli! Mi piacciono, e in cambio ti
darò i miei capelli bianchi: è pur sempre qualche cosa!»
Se non vuoi che questo!...» — diss'ella:
«Te li do con gioia!» E le diede i suoi bei capelli neri, ed ebbe in cambio
quelli bianchi come la neve della vecchia.
Poi andarono nella grande serra della
Morte, ove crescevano, stranamente mescolati, alberi e fiori: Sotto certi
ripari di vetro, c'erano delicati giacinti, e più là grandi piante di peonie,
forti come alberi; c'erano piante acquatiche, alcune fresche, altre mezzo
appassite, e le idre ci si annidavano sopra, e i granchi neri si arrampicavano
sugli steli. C'erano magnifiche palme, quercie e platani, e poi, più in là,
prezzemolo e timo fiorito; ogni albero, ogni pianta portava un nome speciale:
ognuna era una vita umana. Le persone vivevano ancora, chi nella Cina, chi in
Groenlandia, sparse su tutti i punti della terra. C'erano grossi alberi in vasi
troppo piccini, così che apparivano rattrappiti ed il vaso era lì lì per
iscoppiare; di quando in quando, s'incontrava anche qualche piccolo fiore
delicato, in una zolla di terra grassa, coperta tutto all'ingiro di musco,
teneramente coltivato. — La povera mamma si chinava sulle piantine più basse
ascoltando il battito umano di tutti quei cuori, e, tra mezzo a milioni e
milioni, riconobbe il suo bambino.
«Eccolo!» — gridò, — e stese la mano ad
un piccolo fiore di croco azzurro, tutto avvizzito e chinato a terra da un
lato.
«Non toccare il fiore!» — ammonì la
vecchia: «Mettiti là accanto, invece, e quando arriva la Morte, che
dovrebb'esser qui da un momento all'altro, — io lo so, — non lasciarle
strappare la pianta. Minacciala, in caso, di fare altrettanto con le altre
piante; così incomincerà ad impensierirsi. Di tutte deve render conto dinanzi
al Signore, e nessuna pianta può esser divelta senza il Suo consenso.»
Tutto ad un tratto, si sentì nella sala
una folata di aria gelida, e la povera mamma cieca comprese ch'era la Morte,
che si avvicinava.
«Come hai potuto trovar la strada sino a
qui?» — domandò l'Uomo della Morte. «Come hai potuto far più presto di me?»
«Sono una mamma!» diss'ella.
La Morte stese la lunga mano per
istrappare il tenero fiorellino; ma la mamma ci teneva sopra ben salde le sue
mani, per ripararlo, accosto accosto, pur tremando tutta dalla paura di toccare
una delle foglioline. Allora, la Morte le soffiò sulle mani; ella sentì che
quel fiato era più freddo del più gelido vento, e le mani le ricaddero senza
forza.
«Tu, non hai potenza contro di me!» —
disse la Morte.
«Ma il Signore può!» — rispose ella.
«Io non faccio se non quello che Egli
vuole!» — disse l'Uomo della Morte: «Io sono il suo giardiniere: prendo tutte
le sue piante ed i suoi fiori e li trapianto nel grande giardino del Paradiso,
nel paese sconosciuto; come poi crescano, e come sia lassù, non te lo posso
dire.»
«Ridammi il mio bambino!» — disse la
madre; e pianse e pregò. Poi, a un tratto, prese con ciascuna mano due
bellissimi fiori, che le stavano accanto, e gridò alla Morte: «Bada che ti
strappo tutti i tuoi fiori, perchè sono disperata!»
«Non li toccare!» — urlò la Morte. «Tu
dici che sei infelice, e vorresti fare che un'altra mamma fosse altrettanto
infelice di te?»
«Un'altra mamma!» — mormorò la povera
donna: e lasciò subito i fiori.
«Eccoti i tuoi occhi;» — disse la Morte:
«Li ho pescati nel lago: luccicavano tanto!... Non sapevo che fossero tuoi.
Riprendili, (ora essi vedono più chiaro di prima), e guarda giù in fondo a
questo pozzo. Ti dirò i nomi dei due fiori, che tu volevi strappare, e tu ne
vedrai tutto l'avvenire, tutta la vita umana; e vedrai quello che volevi
turbare od annientare.»
Essa guardò nel pozzo, e fu tutta beata
di vedere come l'uno fosse per il mondo una benedizione, e quanta felicità e
quanto bene spandesse intorno a sè. Vide il destino dell'altro, ed era tutto
guai e miserie, sventura e patimento.
«Entrambi sono secondo la volontà di
Dio!» — disse la Morte.
«Quale è il fiore della sventura, quale
il fiore della felicità?» — domandò essa.
«Ah, non te lo dico;» — rispose la
Morte: «Ma questo solo saprai da me: che uno dei due fiori era quello del tuo
bambino, che uno era il destino del tuo figliuolo, e che tu hai veduto il suo
avvenire.»
Allora, la madre fu presa dal terrore e
gridò: «Quale dei due era il destino del mio bambino? Dimmelo! Risparmia
l'innocente, risparmia il mio bambino da ogni sventura! Piuttosto, portatelo
via! Portalo piuttosto nel Regno di Dio! Dimentica le mie lacrime, dimentica
tutto quello che ho detto, tutto quello che ho fatto!»
«Non ti capisco!» — disse la Morte:
«Vuoi tu riavere il tuo bambino, o debbo portarlo via con me, dove tu non sai?»
La madre si torse le mani, cadde in
ginocchio e pregò il Signore: «Non mi ascoltare, se io prego contro la volontà
Tua, che è la migliore! Non mi ascoltare!»
E chinò la testa sul petto.
La Morte portò via il suo bambino, nel Paese sconosciuto.
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