mercoledì 5 agosto 2020

LA MORTE E IL MEDICO di Lorenzo Pignotti

Stanca la Morte un giorno

Dalle gravi fatiche quotidiane,

E dalle stragi umane,

Qualche sollievo diedesi a cercare,

E pensò di creare

Fra li suoi più capaci

Ed abili seguaci

Il suo primo ministro,

E degli affari sui

E la somma e il poter fidare a lui.

Onde avendo intimato

Un consiglio di stato,

Fece saper, che ognuno

Che a posto sì onorifico aspirasse,

A raccontar venisse i merti suoi,

Ch'ella udirebbe, e sceglierebbe poi.

Ecco che in folto stuolo

Tutti i morbi più rei vengono a volo.

Già dall'impure fauci

Soffio spirando venenoso e rio,

Di macchie sparsa livide e funeste

S’incammina la Peste,

E la sieguono intorno dappertutto

Solitudine, orror, ruine e lutto.

 

Smunta, scarna, mostrando

Le nude ossa, e la pelle irrigidita,

Vien la Tisi, ed addita

I merti suoi nell'infinita schiera

Delle persone troppo delicate,

Che pria del tempo lor giunsero a sera

 

Non finirò, se tutti ad uno ad uno

Gli orridi membri del concilio orrendo

Di descrivere intendo.

Già si sedeano in cerchio.

Ed attendean con palpitante core

La gran decision. Morte frattanto

Gli occhi girava intorno

All’orrido soggiorno.

Dove vuota rimasa era una sede,

Come chi cerca alcuno e non lo vede ;

Ed ansiosa i lumi or da una parte,

Or dall’altra volgea,

Nè fra' suoi fidi il Medico vedea.

Alzando allora la tremenda voce

Così parlar s’udì. Veggo ben io

Che il merito più grande è il più modesto;

Ma non sarà per questo

Defraudalo del premio: io ben conosco

Quanto al Medico deggia ; egli mi serve

A spopolar la terra

Più dell’istessa peste, e della guerra.

Alzossi allora, e il Medico fu tosto

Della Morte ministro principale

Dichiarato con fremito confuso,

Che per quell'antro cupo alto rimbomba

« Al rauco suon della tartarea tromba.»

 

O voi che professate

Quest’arte salutar, non v'adirate:

Parla de' tempi, e de’ medici antichi

La favoletta mia.

Di voi non già, perchè chiamar vi fate,

Per nostra buona sorte.

Ministri di Natura e non di Morte.



Lorenzo Pignotti muore nell'Agosto del 1812 pertanto il testo è privo di diritto d’autore.


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